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22 maggio, Giornata Mondiale della Biodiversità

Specie aliene invasive tra le maggiori minacce al patrimonio naturale

Tra cambiamenti climatici, inquinamento e distruzione degli habitat naturali, sono numerose le minacce al nostro patrimonio naturale e alla biodiversità. Si stima infatti che il tasso di la perdita di specie sia oggi 1000 volte più veloce che in passato a causa dell’impatto del crescente impatto dell’uomo. Tra le cause più devastanti e difficili da contenere, la diffusione incontrollata delle specie aliene invasive.Negli ultimi 30 anni, il numero delle specie aliene nel nostro Paese, è aumentato del 96%. Piante e animali alloctoni invasivi possono causare l’estinzione delle specie autoctone, alterando la composizione delle specie presenti in una certa area, portando alla degradazione totale degli habitat che occupano o modificando le dinamiche di erosione del suolo.In occasione della Giornata Mondiale della Biodiversità, istituita dalle Nazioni Unite e celebrata ogni anno il 22 maggio, Life Asap (Alien Species Awareness Program), il progetto europeo di formazione e informazione sulle specie aliene invasive e i loro impatti sul territorio, vuole porre l’accento su una delle principali minacce che la diversità biologica mondiale deve affrontare.

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Comunicare le specie aliene invasive, una sfida aperta

Non è semplice comunicare le specie aliene invasive ma molto si sta facendo in questa direzione. Il confronto, al Salone del Libro di Torino, dove è stato presentato oggi il volume per ragazzi "Per un pugno di ghiande". In occasione del Salone del Libro, in corso a Torino, botanici, zoologi, giornalisti scientifici e esperti di comunicazione si sono confrontati su strumenti e modalità per migliorare la divulgazione scientifica in questo settore. Perché, se comunicare la vita sulla terra, la biodiversità e le relazioni ecologiche dei sistemi viventi è complesso, raccontare temi meno conosciuti e spesso conflittuali, come quello delle specie aliene invasive, è una sfida molto impegnativa. Durante la conferenza è stato presentato, inoltre, il libro “Per un pugno di ghiande”, frutto della collaborazione tra Papik Genovesi, ricercatore ISPRA (Istituto Superiore per la protezione e la Ricerca Ambientale) e project manager del Life ASAP (Alien Species Awareness Program) e dell’illustratore Sandro Natalini. L’iniziativa è stata realizzata da Editoriale Scienza, ISPRA e Dipartimento Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi Università di Torino.

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Flora d'Italia: quasi il 20% è aliena

A stabilirlo è una ricerca condotta da un gruppo di botanici italiani, i cui risultati sono stati pubblicati poche settimane fa sulla rivista scientifica “Plant Biosystems”.

Lo studio di Galasso e altri botanici, il cui link è riportato a fondo pagina, ha censito tutte le piante vascolari (specie, sottospecie e ibridi) aliene oggi presenti nel nostro Paese: sono ben 1597, di cui 221 invasive. In totale 1440 entità sono archeofite, ovvero introdotte dall’uomo prima della scoperta dell’America, e 157 neofite, di più recente introduzione; inoltre, alcune sono naturalizzate, altre in fase di naturalizzazione.Considerando le 8195 entità vegetali native dell'Italia (Bartolucci et al., 2018), il rapporto tra aliene e native è di circa 1:5, un rapporto estremamente preoccupante anche alla luce del fatto che il numero di piante aliene in Italia è drammaticamente aumentato nell'arco di quasi un decennio: siamo passati da 1023 nel 2010 (Celesti-Grapow et al., 2010) a 1597 oggi, anche se queste cifre totali comprendono anche specie non del tutto naturalizzate ma, verosimilmente, in corso di naturalizzazione (specie casuali).La Lombardia si aggiudica l’infelice primato di regione con il maggior numero di entità vegetali aliene, ben 776 di cui 111 invasive. Seguono Veneto (618, di cui 67 invasive), Toscana (580 aliene, 51 invasive), Trentino-Alto Adige (577 aliene, 40 invasive); in fondo alla lista il Molise, con 185 aliene di cui 26 invasive, e la Valle d’Aosta, con 149 aliene di cui 20 invasive.Gli impatti causati dalle piante aliene invasive sono molto gravi, ma va sottolineato che non tutte le specie vegetali aliene rappresentano un pericolo per la biodiversità e i servizi ecosistemici, per la salute umana e l’economia, e in generale si stima che solo il 10-15% delle specie aliene causi impatti negativi. Una stima più precisa sarà presto realizzata dalla Società Botanica Italiana.Unici responsabili dell'introduzione di piante aliene siamo noi, che volontariamente o accidentalmente introduciamo specie che rischiano di modificare profondamente l’ambiente in cui si insediano. Alla luce di questi numeri viene pertanto da chiedersi: quali scenari futuri ci attendono? L’Unione Europea ha recentemente approvato un regolamento che introduce un bando del commercio di alcune specie aliene animali e vegetali e obblighi di controllo. Attualmente le specie regolamentate in Europa sono 49, delle quali 33 sono presenti in Italia e di queste ben 14 sono vegetali. Ma di fronte ai numeri emersi da questo studio la nuova norma europea rischia di non essere sufficiente: è necessario un maggiore impegno di tutti, scoraggiando l’utilizzo delle specie vegetali invasive anche se non inserite nel regolamento europeo.Approfondimenti: Galasso et al., 2018. “An updated checklist of the vascular flora alien to Italy”Bartolucci et al., 2018. "An updated checklist of the vascular flora native to Italy"Celesti-Grapow et al., 2010. "Flora vascolare alloctona e invasiva delle regioni d'Italia"

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Ibis sacro, ospite sgradito nel Delta del Po

La fauna autoctona minacciata dal predatore onnivoro. Ma non è l'unica minaccia per la biodiversità locale.

La diffusione dell'Ibis sacro e di altre specie invasive e le problematiche connesse alla delicata convivenza tra uomo e specie autoctone nei territori del Delta del Po sono state oggetto di un convegno svoltosi, lo scorso 1 maggio, a Comacchio (FE). Tra le tante problematiche di cui si è discusso nel corso dell'evento, anche l'impatto sul territorio connesso alla diffusione dell'Ibis sacro,uccello di palude caratterizzato da un piumaggio uniformemente bianco e zampe, becco e coda nere. Introdotta localmente per fini ornamentali (parchi e giardini zoologici), in seguito la specie si è naturalizzata dopo fughe e rilasci. Ancora una volta è stato l'uomo il responsabile della sua introduzione.

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L’unione fa la forza - un network per bloccare le specie aliene

Al via un network nazionale dei progetti LIFE che si occupano di specie aliene.

Il 25 maggio scorso si è svolta la prima riunione tecnica di avvio del Coordinamento tra i referenti dei progetti LIFE italiani che si occupano di specie aliene. L’obiettivo è quello di arrivare alla creazione di un network nazionale che possa essere uno "spazio" in cui scambiare informazioni ed esperienze e condividere le soluzioni adottate. Anche in vista dell'incontro europeo sui progetti LIFE che si occupano di specie aliene invasive, in programma per il prossimo novembre a Milano. In Italia, dal 1996 ad oggi, sono stati finanziati 55 progetti Life, che hanno affrontato problemi legati a specie esotiche o invasive: 28 progetti hanno riguardato le piante, 20 gli animali e 7 progetti avevano come target specie aliene invasive sia di flora che di fauna. Negli ultimi 10 anni i progetti finanziati dal programma Life riguardanti le specie aliene invasive in Italia sono stati 28.La lotta per salvare le api dall’attacco delle vespe velutine arrivate dall’Asia, o quella per la tutela dello scoiattolo rosso europeo minacciato da quello grigio di importazione americana o per proteggere gli uccelli marini minacciati dalla presenza del ratto nero sulle nostre isole: tutte azioni apparentemente diverse ma allo stesso tempo accumunate da criticità di natura tecnica e sociale che insieme si possono affrontare con più efficacia.Molti di questi progetti, ad esempio, hanno contribuito all'attivazione di sistemi di monitoraggio e allerta nei confronti delle specie invasive, spesso avvalendosi del supporto dei cittadini. E proprio il coinvolgimento, l'informazione e la sensibilizzazione del grande pubblico e dei portatori di interesse sono temi centrali e comuni per tutti i progetti. Consapevoli come sia fondamentale aumentare il livello di conoscenza e di consapevolezza nei confronti del problema delle specie aliene e dei loro impatti sulla biodiversità, la salute e l'economia.Il ministero dell'Ambiente, a conferma dell'interesse su questa tematica, ha deciso di sostenere l'iniziativa e ha ospitato questa prima riunione tecnica a cui hanno partecipato oltre ad ASAP, i progetti PonDerat, U-Savereds, Resto Con Life, Ec-Square, CSMON-Life e Stopvespa.

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La citizen science e il monitoraggio delle specie aliene

Presentata una pubblicazione sulle specie aliene realizzata nell’ambito del progetto CS-MON Life

Il 2 giugno scorso, presso il Parco Regionale dell’Appia Antica, nel corso della tre giorni “Il Cielo di Roma”, è stato presentato il volume “La Citizen Science e il monitoraggio delle specie aliene” edito dalla Regione Lazio nell’ambito del progetto CSMON-LIFE (Citizen Science MONitoring).Pur non occupandosi esclusivamente di specie aliene, CSMON-LIFE, al pari di Life ASAP, ha tra i suoi obiettivi principali l’aumento della consapevolezza dei cittadini in merito alle problematiche legate alla diffusione delle specie aliene invasive.Il progetto prevede infatti il coinvolgimento della cittadinanza nella conservazione della biodiversità, in particolare modo attraverso azioni di Citizen science, ovvero quel “complesso di attività collegate ad una specifica ricerca scientifica a cui partecipano semplici cittadini”. Lo strumento principale di CSMON-LIFE è una particolare app che permette agli utenti di raccogliere segnalazioni naturalistiche. Una delle campagne attive sulla app è proprio dedicata alle specie aliene.I testi della pubblicazione, volutamente semplici e divulgativi, introducono il fenomeno delle invasioni biologiche soffermandosi su alcuni concetti chiave. Il nucleo centrale è costituito dalle schede descrittive di 50 specie aliene, scelte tra le più “pericolose”, alcune già arrivate nel Lazio, altre che potrebbero arrivare nei prossimi anni. A chiudere il volume, alcuni consigli per aiutarci a contribuire tutti alla prevenzione di questo fenomeno. Proprio per questo, all’interno del testo ha trovato spazio una menzione particolare per il nostro progetto che, insieme al Life PonDerat, costituisce il nucleo dell’attività della Regione Lazio sul tema delle specie aliene invasive, impegno tra l’altro avviato già da tempo, in primis con il progetto PASAL (Progetto ATLANTE Specie Alloctone del Lazio).

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Life ASAP sta cercando te!

Al via la selezione di esperti per le attività dedicate al mondo scientifico

Nell’ambito del progetto Life ASAP (Alien Species Awareness Program), di cui è beneficiario associato, NEMO indice una selezione per l’assegnazione di specifiche attività nell’ambito dell’azione B7 (Campagna di comunicazione e informazione per il mondo scientifico) del progetto. Saranno selezionati 3 esperti per le seguenti attività: Supporto all’elaborazione schede di prioritizzazione per specie di macroalghe marine aliene Supporto all’elaborazione schede di prioritizzazione per specie di tunicati (Ascidiacei) alieni Supporto all’integrazione e omogeneizzazione di schede di prioritizzazione per specie marine alloctone Le attività, di seguito meglio specificate per ciascun profilo, dovranno essere svolte nel periodo giugno 2018 – fine dicembre 2018I candidati interessati ed in possesso delle competenze sotto specificate, possono inviare il loro curriculum all’indirizzo di posta elettronica Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. entro il 25 maggio 2018.Per maggiori dettagli: http://www.nemoambiente.com/single-post/2018/05/11/SELEZIONE-COLLABORATORI-PER-LIFE-ASAP

Sito web NEMO

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Specie aliene invasive sulle isole, l’impegno della comunità internazionale

Si è da pochi giorni conclusa, a Dundee, in Scozia, la“Island Invasives Conference 2017”. Tema centrale dell’iniziativa, l’impatto e la gestione del fenomeno delle specie aliene invasive nelle isole.

Quella di Dundee è stata la terza conferenza internazionale e la prima in Europa su questa materia: le prime due si sono svolte in Nuova Zelanda, paese tradizionalmente molto attivo nell’affrontare il fenomeno. Tra i partecipanti, anche Piero Genovesi, primo tecnologo ISPRA, Presidente dell’IUCN/SSC Invasive Species Specialist Group (ISSG) nonché project manager ASAP.

Quale il bilancio all’indomani della conclusione dell’evento?

La Conferenza di Dundee ha avuto enorme successo: i partecipanti provenivano da 44 paesi del mondo e gli esperti intervenuti sono stati 300. Si è deciso di organizzare l’incontro nella cittadina scozzese per vari motivi, tra cui il riconosciuto merito dell’Università di Dundee di aver realizzato un importante progetto di eradicazione del ratto dai territori della Georgia del Sud, grazie al quale sono stati salvate milioni di uova e di piccoli di uccelli. Il progetto, costato oltre 8 milioni di euro, ha avuto un’enorme rilevanza in termini di difesa della biodiversità. A conferma dell’attenzione del Regno Unito per il fenomeno delle specie aliene invasive, la Conferenza di Dundee è stata aperta da Sua Altezza la Principessa Anna, patrono, tra l’altro, della Georgia del Sud. Presente anche il Segretario di Stato britannico agli affari rurali e alla biosicurezza, Lord Gardiner, il cui mandato ha, tra gli obiettivi, proprio quello di ridurre le minacce legate alle specie aliene invasive. Si tratta di un tema delicato: le isole del mondo ospitano grandissima parte della biodiversità mondiale e le specie aliene invasive rappresentano una fortissima minaccia. Le isole, pur occupando solo il 5,5% della superficie terrestre, ospitano più del 15% delle specie; su di esse, oltre il 60% di tutte le estinzioni degli ultimi secoli. Se una specie su 3 sulle isole si è estinta anche a causa delle specie aliene invasive, 1 su 5 trova in esse l’unica ragione di tale scomparsa.

In che modo le esperienze maturate nelle aree insulari per contrastare le specie aliene invasive possono essere trasferite anche in altri contesti?

Nelle isole, le iniziative sono sempre state molto avanzate, soprattutto in termini di controllo. Sono stati infatti realizzati oltre 1200 progetti di eradicazione, il cui tasso di successo è stato dell’85%. Studi recenti hanno dimostrato che 329 specie minacciate su 284 isole del mondo hanno avuto benefici significativi a seguito di azioni di eradicazione. La Conferenza di Dundee è stata l’occasione per confrontarsi su diversi progetti di successo, alcuni dei quali hanno visto la partecipazione di ISPRA, come il Life Montecristo 2010, grazie al quale le berte, che nell’isola erano solite nidificare, erano scomparse a causa della predazione dei ratti. Ora sono tornate e il progetto è stato un successo riconosciuto a livello internazionale. Quando parliamo di specie aliene invasive, tuttavia, non possiamo fermarci alla sola soluzione dell’eradicazione e di questo ho a lungo parlato con Lord Gardiner: è opinione comune che il tema vada affrontato anche in termini di biosicurezza, ovvero di protezione delle nostre isole attraverso interventi di riduzione delle specie aliene invasive. Nella stessa Georgia del Sud, dopo l’eradicazione del ratto, sono state messe in atto misure per evitare che navi commerciali e turistiche potessero veicolare tali specie. La forma più efficace di intervento, a mio parere, è la prevenzione; il dibattito in specifiche sessioni è stato proprio incentrato sul miglioramento dei controlli, tesi a ridurre il verificarsi di questo fenomeno.

Non molto tempo fa anche Honolulu, nelle isole Hawaii, ha ospitato un’importante conferenza dedicata alle specie aliene invasive. Cosa è emerso in quella occasione?

Nel corso del World Conservation Congress, nel settembre 2016, è stata lanciata la “Honolulu Challenge on Invasive Alien Species”. L’iniziativa, di cui sono stato uno dei promotori, è tesa a incoraggiare una maggiore azione a livello globale nella lotta alle specie aliene invasive, sia in termini di prevenzione che di controllo e informazione. L’obiettivo principale è quello di ottenere l’impegno da parte dei governi, delle associazioni non governative e delle aziende private a lavorare di più su questa materia. Il Governo della Gran Bretagna si è impegnato a investire circa 3 milioni di euro nei prossimi anni per sviluppare politiche di biosicurezza nei territori d’Oltremare mentre quello neozelandese ha dichiarato l’intenzione di rimuovere completamente almeno una specie aliena invasiva da tutto il territorio nazionale. Un importante riscontro è arrivato anche da associazioni governative e non governative, come Island Conservation, CSIRO (Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation), l’associazione Bird Life, la più grande NGO di protezione degli uccelli al mondo, nonché ditte private come la Biodiversity Consultancy, che si è impegnata ad aiutare i clienti del settore privato a identificare le minacce da specie aliene invasive nei progetti industriali e a lavorare per prevenirne e mitigarne gli impatti. La “Honolulu Challenge on Invasive Species” vede un forte impegno anche di ISPRA il quale, infatti, ospita i due maggiori database mondiali sulla materia, il “Global Invasive Species Database” e il “Global Register of Introduced Invasive Species (GRIIS).

Quali saranno i prossimi appuntamenti nazionali e internazionali dedicati alle specie invasive?

Dopo Dundee, probabilmente la prossima conferenza si terrà in Messico o nell’America settentrionale, fra 3-4 anni. In Italia, questa è una materia di cui si discute molto, anche in relazione al regolamento 1143 dell’Unione europea che ci obbliga ad essere più attivi e propositivi. Sono infatti in calendario molte iniziative: solo a settembre interverrò alla Conferenza nazionale dell’Unione zoologica italiana, a Torino, e alla Conferenza nazionale di Ecologia, organizzata a Napoli dalla S.It.E., la Società Italiana di Ecologia. Nel corso dello stesso mese ASAP sarà presenti anche al Flormart di Padova, il più importante salone dedicato al settore florovivaistico nazionale ed internazionale.

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Specie aliene invasive, catastrofico il loro impatto sugli uccelli

A stabilirlo è una ricerca condotta da un gruppo di botanici italiani, i cui risultati sono stati pubblicati poche settimane fa sulla rivista scientifica “Plant Biosystems”.

Negli ultimi 500 anni le specie aliene invasive (IAS), sono state parzialmente o interamente responsabili dell’estinzione di almeno 112 specie di uccelli. L’allarme, lanciato da Birdlife International nel rapporto STATE OF THE WORLD’S BIRDS, riguarda principalmente gli uccelli tipici delle isole: le specie aliene invasive minaccerebbero il 75% degli uccelli delle isole oceaniche, il 27% delle specie native delle isole continentali e il 13% di quelli originari delle masse continentali.

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