Specie aliene marine invasive
per uso commerciale in Europa

Casi di studio

Molte specie aliene invasive marine hanno avuto un impatto significativo sulla biodiversità, gli ecosistemi, la pesca e l’acquacoltura, lo sviluppo e le infrastrutture industriali. Sebbene la gestione delle specie aliene invasive in ambiente marino (sia per l’eradicazione che per il controllo) presenti molte più sfide che in ambiente terrestre, alcune specie marine invasive sono diventate nel tempo nuove opportunità di mercato per le comunità di pescatori. Ciò ha sollevato però la questione di come mantenere il giusto equilibrio nella loro gestione, tra la necessità di eradicarle come specie invasive, o perlomeno tenere sotto controllo il loro impatto, e quella di garantire un certo guadagno da queste attività di pesca commerciale.

L’EUMOFA (European Market Observatory for Fisheries and Aquaculture Products) ha condotto un caso di studio, riportato sul suo bollettino mensile del 5/19, con 3 esempi di IAS marine in Europa che sono oggi oggetto di pesca commerciale:

  • Rapana venosa, comunemente nota come rapana, è un mollusco gasteropode predatore, originario del Mar del Giappone, dove viene ampiamente sfruttato e apprezzato come risorsa alimentare per la qualità delle sue carni. Nel 1947 la specie venne segnalata per la prima volta nel Mar Nero, dove fa registrare un’esplosione demografica, entrando in competizione con altre specie di molluschi autoctone. Attualmente in Turchia, Bulgaria, e più recentemente in Romania, è diventata una risorsa che viene raccolta, trasformata e esportata, normalmente verso la Corea del Sud o il Giappone. La produzione di rapana da pesca in Europa ammonta a 13.000 tonnellate nel 2017. La pesca è gestita con dei sistemi di quote, al fine di permettere di mantenere un certo equilibrio tra il controllo dell’espansione della specie e il mantenimento delle attività commerciali a essa connesse. La rapana è oramai diffusa anche in Italia, ma qui non viene sfruttata a livello di mercato.

  • Crepidula fornicata, mollusco gasteropode originario delle coste atlantica del nord America, è stato introdotto involontariamente in Inghilterra insieme alle ostriche americane intorno al 1870; la specie si è poi diffusa lungo le coste atlantiche europee dalla Spagna alla Danimarca, fino a raggiungere il Mediterraneo (prima segnalazione in Francia nel 1957 e in Italia, in Sicilia, nel 1982). Questo mollusco compete per lo spazio e per le risorse trofiche con alcune specie commerciali come capesante, mitili e ostriche. In Bretagna (Francia), dove la popolazione di Crepidula è particolarmente abbondante, la specie viene pescata, trasformata e esportata negli USA e in Asia, dove è molto apprezzata per la finezza delle sue carni.

  • Paralithodes camtschaticus, detto anche granchio gigante o re granchio, è un crostaceo decapode nativo del Mar del Giappone, lo stretto di Bering e il Pacifico settentrionale, dove rappresenta un’importante risorsa per la pesca. Nelle acque dell’Alaska il granchio gigante è un specie ad alto valore commerciale, seconda solo al salmone, per il settore della pesca locale, anche se il suo sovra sfruttamento ha portato alla chiusura della pesca di questa specie in alcune zone. Il granchio gigante è stato introdotto nel Mare di Barents negli anni ’60 da ricercatori russi per lo sviluppo della pesca locale. La popolazione quindi si è estesa e attualmente la maggior parte dei fiordi norvegesi risulta colonizzata da questo granchio. Al fine di limitare l’ulteriore espansione di questa specie, che ha avuto un forte impatto sulla biodiversità locale, ne è stata autorizzata la pesca commerciale a partire dei primi anni 2000favorendo una fiorente e redditizia attività commerciale con un prodotto ad alto valore sul mercato. Nel 2017, sono state pescate nel nord-est Atlantico 11.246 tonnellate di granchi giganti.
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